La corsa allo spazio torna a parlare italiano,mentre la NASA accelera sul programma Artemis,che punta a riportare l'uomo sulla Luna e a costruire la prima base permanente sul suolo lunare,l'Italia conquista un ruolo da protagonista:realizzerà il modulo abitativo che ospiterà gli astronauti.Una responsabilità che non è solo simbolica,ma anche tecnologica e industriale.
Il contributo italiano non è un dettaglio di contorno,è un pilastro dell'intero progetto.A Torino,negli stabilimenti di Thales Alenia Space Italia,sta prendendo forma il Multi -Purpose Habitat,il primo modulo pressurizzato destinato alla superficie lunare.Si tratta di un ambiente vivibile,protetto dalle radiazioni e dagli sbalzi termici estremi,dotato di sistemi di supporto vitale e progettato per integrarsi con futuri ampliamenti della base,la prima vera "casa" dell'umanità su un altro corpo celeste.
La NASA ha già approvato la Preliminary Design Review,un passaggio tecnico che certifica la solidità del progetto.L'Italia fra l'altro ha già costruito circa il 40% dei moduli abitabili della Stazione Spaziale Internazionale.La partecipazione italiana ad Artemis è anche un volano per l'intero settore aerospaziale nazionale,il distretto di Torino consolida il proprio ruolo internazionale,mentre le tecnologie sviluppate per l'habitat lunare avranno ricadute anche sulla terra.Ma vi è anche un aspetto non secondario:la possibilità concreta di un astronauta italiano che partecipi alle missioni Artemis.
La tabella di marcia è già tracciata,tra il 2026 e il 2027 verrà completata la progettazione definitiva del modulo italiano,mentre l'installazione dei primi elementi della base è prevista per il 2030 e ss,quando Artemis entrerà nella sua fase più ambiziosa,la permanenza della prima colonia scientifica lunare.





