C'è un abitudine radicata fra gli amanti del bel canto dei nostri amici pennuti che merita di essere guardata con più attenzione e,forse,con un pizzico di coraggio in più :la pratica di tenere gli uccelli da canto in gabbie minuscole,spesso poco più grandi del loro corpo.E' una tradizione che si trascina da tantissimo tempo,talvolta giustificata da tradizioni e motivazioni culturali ,ma che oggi,alla luce di ciò che sappiamo sul benessere (e malessere) animale,appare sempre più difficile da accettare.
Gli uccelli sono creature nate per il movimento,per il volo,per l'esplorazione,limitare la loro vita a pochi centimetri quadrati significa privarli non solo della libertà,ma della loro stessa natura.E se già la vita in gabbia è una condizione innaturale,il minimo che possiamo fare è garantire spazi adeguati che permettano loro di muoversi,aprire le ali,vivere senza stress costante.
E' importante che le associazioni animaliste,che da anni svolgono un lavoro prezioso,intensifichino la loro azione di sensibilizzazione.Non si tratta di demonizzare chi possiede un volatile da canto,ma di far capire che il benessere animale non è un optional e che anche un gesto semplice,come scegliere una gabbia più ampia può fare la differenza enorme nella vita di un essere vivente.
Serve una campagna culturale che spieghi con chiarezza che gli uccelli soffrono la costrizione fisica,che lo stress da spazio ridotto compromette la loro salute,che esistono alternative più etiche e rispettose,che la bellezza del canto non può giustificare la privazione del loro movimento,molti non si rendono conto che quelle piccolissime gabbie,sono in realtà strumenti di confinamento che impediscono agli animali di vivere una vita minimamente dignitosa.
E' bene ricordare che la tradizione non deve essere una scusa per mettere da parte il rispetto della vita.Gli uccelli da canto continueranno a far parte delle nostre case e delle nostre culture,ma senza che debbano soffrire per tutta la loro breve esistenza.