giovedì 7 maggio 2026

ITALIA:RISCHIO IDROGEOLOGICO

 In Italia il rischio idrogeologico non è una emergenza,ma una condizione permanente.Ogni anno frane,alluvioni e smottamenti colpiscono territori diversi,ma con dinamiche sorprendentemente simili.Gli esperti ripetono da decenni che,seppure la  natura è imprevedibile,il paese e strutturalmente vulnerabile e questa vulnerabilità ha radici tecniche,storiche e politiche.

L'Italia si trova su una linea di collisione tra placche tettoniche,questo ha generato montagne giovani,pendii ripidi e suoli incoerenti.Quando piove molto in poco tempo,l'acqua corre verso valle,erode,trascina,distrugge ogni cosa.E' un comportamento naturale,ma ampiamente modellizzabile,infatti i piani di bacino lo prevedono da anni.

La storicità mostra un aumento degli eventi estremi:piogge concentrate,"bombe d'acqua",preceduti da lunghi periodi di siccità rendono i terreni idrofobici.Il risultato è un territorio che reagisce in modo più violento.Gli idrogeologi parlano di "tempi di ritorno"ormai saltati,ciò che un tempo accadeva ogni 50 anni,oggi può ripetersi nel giro di pochi mesi.Il problema non è solo metereologico ma è la capacità del sistema di adattarsi che non tiene il passo.

Ma non tutto è colpa della natura e del clima  impazzito,una grande responsabilità è attribuibile all'uomo che per decenni ha costruito dove non si doveva costruire,molti corsi d'acqua sono stati ristretti,tombati,deviati.Il suolo naturale,che assorbe è stato sostituito da asfalto e cemento,il risultato è un territorio che non ha più margini di sicurezza,gli esperti  chiamano il fenomeno "effetto imbuto",l'acqua trova meno spazio e più ostacoli per defluire e quindi aumenta la velocità e la forza distruttiva.

La prevenzione,auspicabile,richiede continuità,monitoraggio,opere diffuse.La fragilità idrogeologica italiana non è un destino,ma il risultato di fattori naturali inevitabili,combinati con scelte politiche,urbanistiche e gestionali che hanno amplificato i rischi.Ciò che è mancato storicamente è la capacità di affrontare il problema con una strategia comune che super la frammentazione delle competenze parziali tra una miriade di enti:Regioni,Comuni,Autorità di bacino,Consorzi di bonifica,Protezione civile,Demanio,Enti parco.Il risultato è un sistema che fatica a programmare interventi coordinati.

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