domenica 15 marzo 2026

CINGHIALI A ROMA

 C'è un momento nella vita di una città in cui ciò che dovrebbe sorprendere smette di farlo,è il momento in cui l'eccezione diventa abitudine e l'abitudine si trasforma in una sorta di arredo urbano,qualcosa che non si nota più,come un lampione storto o una buca che nessuno ripara.

A Roma questo momento è arrivato quando i cinghiali hanno iniziato a passeggiare tra i cassonetti con la stessa naturalezza con cui i romani attraversano le strisce pedonali.Non è stato un evento improvviso,è stato un lento scivolamento,un processo graduale che ha trasformato un animale selvatico in un protagonista della vita cittadina.

All'inizio erano avvistamenti sporadici,quasi folcloristici,poi sono arrivati i branchi, famiglie che si muovono in fila indiana lungo i marciapiedi,la loro presenza è diventata quotidianità tanto d cominciare ad essere percepita come normalità.

Ma dietro questa apparente normalità si nasconde un problema che riguarda non solo la fauna selvatica,ma il modo in cui una città gestisce se stessa,perchè i cinghiali non vengono a Roma per turismo ma attirati dal cibo che trovano nei rifiuti spesso lasciati in strada per giorni. Sarebbe troppo facile tuttavia ridurre tutto a una questione legata ai cassonetti,Roma è una città circondata da parchi naturali,attraversata da corridoi ecologici che collegano la campagna al tessuto urbano.Ciò permette alla fauna di entrare e uscire senza ostacoli,in questo contesto il cinghiale non è un intruso ma un ospite che ha trovato la porta socchiusa.

Le soluzioni esistono e non sono ne rivoluzionarie ne irrealizzabili,la più ovvia è la gestione dei rifiuti;cassonetti chiusi,raccolta puntuale,sanzioni.A seguire una opportuna gestione faunistica:monitoraggio,contenimento selettivo.

I cinghiali non vanno demonizzati,sono animali intelligenti,adattabili,capaci di sfruttare ogni opportunità,il problema non è la loro presenza,ma la incapacità di gestire il contesto che li attira ,quando un animale selvatico diventa "arredo urbano",non è più lui ad aver cambiato natura,siamo noi ad aver smesso di prenderci cura della città. 

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